Nel disturbo dell’identità di genere (DIG), la persona si identifica in modo intenso e costante col sesso opposto e prova notevole malessere per il proprio sesso biologico.

L’identità di genere si riferisce alla percezione e alla consapevolezza che la persona ha di sé come individuo maschile, femminile o ambivalente, ovvero come persona che non si identifica necessariamente né con il genere femminile né maschile.

In quest’ultimo caso si parla di solito di persone transgender, un termine ombrello che definisce tutte le persone che non si riconoscono all’interno dei “normali” generi maschile e femminile, che sono invece considerati come due estremi di un’identità in continuo movimento tra i due poli di maschio e femmina.

disturbo dell'identità di genere

L’identità di genere si differenzia dal ruolo di genere che indica tutto ciò che una persona dice o fa per indicare agli altri o a se stesso la propria femminilità, mascolinità o ambivalenza, attraverso atteggiamenti ritenuti “appropriati” per il maschio e la femmina in una data società e momento storico.

L’identità di genere si distingue anche dall’orientamento sessuale che rappresenta, invece, la modalità di risposta ai diversi stimoli sessuali e, quindi, anche l’attrazione emotiva verso i maschi, le femmine o entrambi.

Da quanto prima detto, si comprende come identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale sono importanti dimensioni dell’identità sessuale di una persona che vanno prese in considerazione separatamente in quanto indipendenti.

Il termine disturbo dell’identità di genere (DIG) denota, in generale, una forte discrepanza tra identità di genere e sesso biologico ed è caratterizzato da:

  • intensi e persistenti sentimenti di malessere per il proprio sesso biologico (la persona non si riconosce nel proprio corpo);
  • intensa e persistente identificazione con il sesso opposto che si manifesta anche attraverso il desiderio di possedere il corpo dell’altro sesso;
  • il desiderio di essere considerato dagli altri come un membro dell’altro sesso.

Il disturbo d’identità di genere non va confuso con l’omosessualità, una variante normale della sessualità umana che riguarda l’orientamento sessuale e non l’identità di genere. Una persona con orientamento di tipo omosessuale non ha, infatti, la convinzione né il desiderio di appartenere al sesso opposto,ma possiede invece un’identità di genere congruente con il sesso biologico di appartenenza.

E’ importante anche differenziare il disturbo d’identità di genere dal travestitismo, un fenomeno in cui prevale il piacere di apparire come appartenente all’altro sesso, ma dove non c’è una profonda e persistente identificazione con l’altro sesso.

Infine, per poter parlare di disturbo d’identità di genere devono essere escluse condizioni fisiche intersessuali e anomalie cromosomiche e/o ormonali.

Nel disturbo dell’identità di genere (DIG), la persona si identifica in modo intenso e costante col sesso opposto e prova notevole malessere per il proprio sesso biologico. Tipicamente, l’esordio avviene in età infantile (transessualismo primario) e si manifesta con disgusto per i propri caratteri sessuali distintivi, con l’assunzione di ruoli e atteggiamenti tipici del sesso opposto e con il rifiuto della propria mascolinità o femminilità. Il DIG può avere anche un esordio in età adulta e in tal caso si parla di transessualismo secondario. Il disturbo d’identità di genere è caratterizzato da:

  • forte e persistente identificazione col sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto): in particolare, è presente il desiderio dichiarato di appartenere all’altro sesso, di passare per un membro dell’altro sesso e di vivere o di essere trattato come un membro dell’altro sesso;
  • persistente malessere per il proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso: in particolare, vi è la volontà di sbarazzarsi delle caratteristiche sessuali del proprio sesso biologico, la convinzione di essere nati del sesso sbagliato e la percezione di essere imprigionati in un corpo in cui la persona non si riconosce.

Nel campo della sessualità, anche per le cause del disturbo d’identità di genere vi è un dibattito aperto, tra chi sottolinea l’importanza dei fattori biologici (in particolare, nell’insorgenza del DIG, sembrerebbero giocare un ruolo importante gli ormoni sessuali prenatali e un temperamento tipico del sesso opposto) e chi, invece, adotta un punto di vista più specificatamente psicologico e attribuisce grande importanza a vari fattori ambientali di rinforzo tra cui l’educazione ricevuta in famiglia e gli eventi di vita. Esiste, infatti, un rapporto molto particolare e diretto tra identità di genere e fattori ambientali e intrapsichici, che è necessario indagare e approfondire.

In generale sembra comunque prevalere una teoria multifattoriale che prende in considerazione l’interazione di aspetti biologici, psicologici e ambientali all’origine del DIG.

Terapia del disturbo dell’Identità di Genere

Nei casi di Disturbo dell’Identità di Genere la psicoterapia segue 4 principali obiettivi:

  1. comprendere meglio se stessi, la propria situazione, la propria vita, la propria personalità e sessualità, le relazioni con gli altri, ecc. con l’obiettivo di raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e della propria diversità.Indagare le alternative possibili alla propria diversità di genere e valutare i vantaggi e gli svantaggi di ogni possibile soluzione; 
  2. dare sostegno e aiutare la persona nella gestione della propria autoapertura (dichiarazione della propria sessualità) con le persone significative del suo ambiente di vita; 
  3. trattare altre eventuali problematiche e difficoltà psicologiche quali depressione, ansia e abuso di sostanze che sono associate al DIG;
  4. elaborare un nuovo progetto di vita definendo obiettivi, modi e tempi di attuazione In questi casi, l’obiettivo principale è di sostenere e aiutare la persona nella ricerca della propria autenticità e identità senza preconcetti né giudizi che pregiudicherebbero un efficace lavoro terapeutico che si deve basare sulla costruzione di un rapporto di reciproca fiducia.

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La Dr.ssa Federica Petroni, psicologa e psicoterapeuta, riceve su appuntamento in via Gaetano Casati 39 a Roma (zona Garbatella, a pochi passi dalla Metro B).

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